Headlander - recensione

Il metroidvania sci-fi secondo Double Fine.

Double Fine ne ha sviluppate di tutti i colori da quel primo, divertentissimo e visionario platform entrato a forza nella storia dei migliori giochi del genere: Psychonauts (2005). Passando per l'azione a suon di rock e metal di Brutal Legend e piccole perle underground come Costume Quest e Stacking, stavolta affiancata dal supporto di Adult Swim Games, la divisione gaming del network che ha pubblicato prodotti come i Griffin e Rick & Morty, la software house del sempreverde Tim Schafer sforna un altro titolo inatteso: Headlander, arrivato sul mercato un po' in sordina e senza provocare troppo rumore.

Eppure questo silenzio viene inevitabilmente rotto una volta avviato il gioco per la prima volta, non da una colonna sonora elettronica troppo pompata come quelle che ultimamente vanno di moda nei prodotti sci-fi, e nemmeno per chissà quale assurda o frustrante difficoltà troppo spesso sbandierata come un pregio a priori. No, Headlander si fa notare per la sua originalità, per la sua immaginazione stralunata, per la stranezza delle situazioni di gioco e l'efficacia creativa con la quale riesce a intrattenere durante tutto l'arco dell'avventura cercando di limitare al minimo tutti i difetti intrinsechi del genere, troppo spesso presenti in molti altri giochi mediocri sul mercato.

Headlander è ambientato in un futuro distopico dove gli uomini hanno sostituito i loro corpi organici con quelli robotici. Ci risvegliamo in un centro di stoccaggio criogenico dov'è sopravvissuta soltanto la nostra testa umana, che galleggia nello spazio grazie a un casco spaziale dalle caratteristiche tecniche all'avanguardia.

L'invasione degli ultracorpi

Nessun tipo di frustrazione a causa di nemici rigenerati a caso e nessuno sbattimento in viaggi a ritroso causati del backtracking assassino. Talvolta è necessario tornare sui propri passi, ma è possibile farlo utilizzando le ben congeniate stanze di teletrasporto che riportano istantaneamente il nostro alter-ego nelle aree già visitate in precedenza. Sarà utile per completare alcune (poche in verità) quest secondarie che, come prevedibile, ci permetteranno di ampliare i poteri del nostro casco. Non saremo costretti quasi mai a farlo, ma saremo invogliati dalla varietà e quantità di potenziamenti sbloccabili attraverso un intuitivo sistema sferografico che ci faciliterà moltissimo la vita, soprattutto per accedere ad alcune aree inaccessibili. Queste aree potranno contenere a loro volta altri potenziamenti sottoforma di power-up che andranno ad aumentare la velocità o la potenza del casco.

Headlander screenshot

Trovarli non sarà difficile, soprattutto scaricando il contenuto sinaptico dei "Mappy", personaggi robotici ai quali avvitarsi per rendere visibili certe porzioni della mappa di gioco. "Avvitarsi" è il termine esatto, infatti, l'avatar umano che dovremo impersonare e controllare, non avrà, come accennato, un vero e proprio corpo ma soltanto una testa dotata di uno casco spaziale super-accessoriato. Il retro-propulsore ci permetterà di svolazzare in giro per gli ambienti e prendere il controllo di macchinari, cittadini o Pastori. Questi ultimi, una sorta di robot controllori, saranno contemporaneamente i nostri migliori amici e i nostri peggiori nemici. Essi sono infatti i principali villain controllati dall'intelligenza artificiale, ma una volta sganciata e buttata via la loro testa robotica, potremo avvitarci a loro con il nostro copricapo spaziale facendoli diventare il nostro nuovo corpo, comprensivo di armi, energia, abilità speciali e permessi di accesso.

Molte porte di Headlander, infatti, sono dotate di permessi speciali identificati dal colore di un Pastore. Soltanto prendendo il controllo del Pastore con la giusta livrea colorata potremo passare. Una delle caratteristiche principali del gameplay di Headlander consiste proprio nel trovare il pastore giusto da utilizzare nelle aree giuste. Gli enigmi non saranno mai frustranti e tutte le operazioni saranno intuitive grazie all'interfaccia di gioco che indica visivamente quali tipi di permessi possiede il corpo robotico attuale o di quali permessi necessitano le porte grazie al colore indicato nella scena o sulla mappa.

Questa sorta di puzzle all'interno del gioco sarà vitale e ci porterà dritti all'interno di inedite situazioni. Talvolta dovremo preservare la salute del nostro guardiano superando numerose stanze piene di altri guardiani ostili e giungere incolumi fino alla giusta porta colorata. Altre volte saremo costretti a cambiare corpo in continuazione in balia della frenesia distruttiva delle sparatorie. Oppure dovremo utilizzare un guardiano dotato di un'arma specifica e far rimbalzare i nostri colpi su specchi e muri al fine di indirizzare il colpo su un determinato aggeggio o nemico. Talvolta è necessario sbarazzarsi completamente dei corpi e pilotare il nostro casco attraverso stretti cunicoli altrimenti inaccessibili, spesso protetti da griglie e telecamere laser.

Barone, lascia che ti spieghi...

L'esperienza di gioco è piuttosto lineare, anche se, in puro stile Double Fine, ci saranno grotteschi dialoghi e paradossali commenti degli NPC, nonché alcune fasi fuori di testa come la "partita a scacchi" con i guardiani. Difficilmente vi bloccherete e difficilmente sarete costretti a rifare intere sezioni da capo: i checkpoint sono ben piazzati e la progressione dei poteri è studiata per sincronizzarsi il più possibile al momento in cui avrete necessità di utilizzare una determinata abilità. In Headlander è tutto ben misurato e ponderato, compresa l'ilarità, solitamente copiosa e sfrontata nei precedenti giochi della sofware house, risulta sbiadita: lo humor sarà spesso impercettibile, freddo e robotico, proprio come dovrebbe essere lo humor di un robot in verità. Tutto questo, insieme alla lisergica palette di colori abbinata al mantello retro-futurista di affascinanti sfondi 2.5D che si spande attraverso tinteggiati sillogismi di stanze, porte e ascensori, fanno di Headlander un gioco stilisticamente raffinato.

Headlander screenshot

Pur rendendo piacevoli operazioni che possono sembrare ripetitive, non colpisce però a causa della trama troppo abbozzata, degli scarsi contenuti secondari che rendono l'esplorazione inutile e nelle poche boss fight, piacevoli certo, ma troppo semplici e prevedibili. La semplicità di fondo è un difetto permanente del gioco che, dolce durante l'assaggio, lascia un retrogusto amaro alla fine, il gusto sbiadito di un'operazione un po' troppo frettolosa forse dovuta al budget limitato, accompagnata da alcune idee saporite e ben implementate che, con un po' più di accortezza, avrebbero potuto sfiorare la meraviglia.

Se volete provare la stessa ebbrezza provata da Robin Williams nell'interpretare il Re della Luna nel film "Le avventure del barone di Munchausen" di Terry Gilliam (1988) ambientata in uno scenario immaginifico che per molti versi ricorda "La fuga di Logan" di Michael Anderson (1976), allora non potete farvelo sfuggire.

Barone, lascia che ti spieghi: dalla tua ultima visita io, cioè la mia testa, quello che è rimasto di me e dove si trovano le mie parti essenziali, adesso domina e governa l'universo conosciuto e quello sconosciuto lo creo io! Adesso ho creato la primavera, dico sul serio. Senza di me non ci sarebbe niente, neanche tu! Cogito Ergo Es, io penso e quindi tu esisti! (Re della Luna)

Abbiamo recensito Headlander grazie a un codice Steam fornitoci dagli sviluppatori. Per maggiori informazioni sul sistema di valutazione di Gameplay.it cliccate qui.