Viaggio dentro te stesso #6: «Luce fu» - Death Stranding

Viaggio dentro te stesso #6: «Fiat Lux» - Death Stranding

Verso il Parco Eolico: centrale elettrica e nodo importante per potenziare la rete chirale.

Bisogna consegnare l'unità di alimentazione al Parco Eolico, vicino al Centro logistico a ovest di Capital Knot City. Riattivare questa fattoria del vento (dall'inglese 'wind farm') è fondamentale. Sia come centrale elettrica che rifornirà di energia le basi circostanti, sia come nodo da riconnettere con il Q-Pid per espandere la rete chirale.

Al momento non ci è possibile utilizzare la moto a batteria parcheggiata fuori al centro logistico: è pesantemente corrosa dalla cronopioggia ed è scarica. Avremo bisogno di un generatore.

Attenzione: questo "diario di viaggio" è un supplemento alla Blind Run su YouTube e contiene spoiler su Death Stranding. Vi consiglio di guardare la relativa puntata prima di procedere con la lettura.

Necrosi e concetto di vita e di morte

Dalle Manette-Link posso accedere a nuove interviste prima di proseguire per un percorso boschivo che sembra piuttosto tranquillo (anche se, come al solito, mi sbaglio).

Heartman ci fornisce ulteriori dettagli sulla necrosi e sul concetto di vita e morte: «Per gli antichi Egizi l'assere umano è composto da due elementi: Ha e Ka. Corpo e anima. L'anima è ciò che dà vita al corpo del bambino nel grembo materno e si separa dal corpo al momento della morte. Questo significa che il corpo è un semplice recipiente pronto a tornare in vita se l'anima vi facesse ritorno». Secondo gli Egizi, la morte non è un processo istantaneo ma graduale ma, «il Death Stranding ha sovvertito questo processo. Prima dello Stranding la morte era l'istante in cui l'anima abbandonava il corpo per finire nell'Abisso e viaggiare verso la Spiaggia da dove avrebbe raggiunto il mondo dei morti. Dopo lo Stranding, un'anima che ha già raggiunto la spiaggia può tentare di ricongiungersi al suo corpo nel mondo dei vivi», conclude Heartman.

Ecco perché è necessario distruggere i corpi: per recidere il suo legame con l'anima in modo che essa non possa "tentare" di riappropriarsene. Bruciando il corpo, l'anima può viaggiare verso l'aldilà.

Lo Specchio e la simmetria chirale

Altre preziosissime informazioni da Heartman riguardano il concentto di chiralità: «L'aggettivo "chirale" viene dalla parola greca "kheir" che significa "mano"», la chiralità è proprio questo: una condizione in cui l'immagine speculare di una forma non corrisponde alla forma stessa.

«Si è ipotizzato che le CA siano le nostre immagini speculari. Quando le particelle dei nostri corpi incontrano i loro corrispettivi speculari, si genera una voragine».

«La nuova forma di comunicazione che abbiamo ideato sfrutta le Spiagge, che sono simili a uno Specchio dove si riflettono questo mondo e l'aldilà».

Wow. La mia mente non può non pensare subito a "Lo Specchio" di Andrei Tarkovsky. In quel film sublime, ma decisamente difficile da comprendere alla prima visione, si assistono a immagini del passato e del futuro che si confondono tra loro e confondono lo spettatore.

Lo Specchio produce immagini speculari: la luce riflette e riproduce il mondo in maniera chirale. Tarkovsky utilizza gli specchi per ingannare lo spettatore facendogli "intuire" che qualcosa non torna, che non tutto ciò che riflette lo specchio corrisponde alla realtà: una tecnica utilizzata per connettere filmicamente sequenze frastagliate nel tempo e nello spazio.

«Sulla terra non esiste la morte. Tutti siamo immortali. Tutto è immortale. [...] Esistono soltanto la realtà e la luce. [...] Noi siamo tutti sulla riva del mare, e io sono tra quelli che traggono le reti mentre l'immortalità passa di sghembo. Se nella casa vivrete, la casa non crollerà». — Dal film "Lo Specchio" di Andrei Tarkovsky

Heartman paragona le sue supposizioni sul chiralium alle nostre conoscenze sulla materia oscura: una teoria, dunque una "non verità", cioè che si suppone sia vera fino a prova contraria. «La materia chirale non è soggetta allo scorrere del tempo. Le sue particelle sono rimaste inalterate dai tempi del Big Bang», l'esplosione che diede origine alla vita, così come ora le esplosioni la distruggono.

Le orme che lasciamo raccontano una Storia

La scienza va a teatro" di Giuseppe O. Longo. Il volume di Giuseppe O. Longo contiene una raccolta di tredici testi drammatici, alcuni dei quali inediti. In essi si alternano stili e tecniche differenti, dal monologo alla pièce a più voci, dal ritratto di celebri scienziati alla commedia grottesca, dalla ricostruzione storica alle riflessioni sul significato, per la società contemporanea, del progresso tecnologico. Apre la raccolta un gruppo di atti unici riunito sotto il titolo "Le orme del sapere", che va a costituire un percorso in quattro tappe attraverso l’evocazione - in ordine cronologico - di altrettante figure di scienziati: Lucrezio, Pascal, Babbage, Einstein. Ciascuno di loro è colto di fronte a una sorta di bivio intellettuale che induce a riflettere sul rapporto scienza-etica, tramite prospettive e problematiche di volta in volta differenti.“

I nostri sentieri diventano strade: «Vedi le orme alle tue spalle? Narrano una storia», è Die-Hardman a sottolinearlo via M-Link, ma ce n'eravamo già accorti: orme di diversi colori sono ovunque attorno a noi e seguono sentieri talvolta differenti. «Se tu fossi una spia in missione, avresti fallito», Kojima si guarda allo specchio. Nei Metal Gear Solid dobbiamo infiltrarci e non lasciare tracce per non farci scoprire. Esattamente l'opposto di ciò che accade in Death Stranding dove siamo invitati a lasciare tracce ovunque e dove il passaggio di ogni giocatore lascia tracce che sono visibili a tutti gli altri videogiocatori connessi alla rete chirale di Death Stranding.

«La gente deve sapere che sei qui fuori. Dai agli altri il coraggio di riunirsi. Quando aiuti i tuoi compatrioti, rafforzi i legami che ci uniscono e tracci una strada da seguire».

Rete elettrica

Come se non bastassero vento forte a sfavore e cronopioggia insistente che sta facendo letteralmente marcire i nostri pacchi, le CA mi attaccano rendendo il passaggio attraverso il paesaggio boschivo molto più complesso di quanto avevo pianificato. Ma ormai ci sono abituato. Non è la prima volta che le incontro ma la tensione non mi abbandona neanche per un secondo: perché il sound design di Death Stranding è uno dei più immersivi ed efficaci che abbia mai ascoltato nella vita. E per "vita" intendo tutto: dal cinema, alla TV, al videogioco.

Con un po' di fortuna e attenzione riesco a uscirne, non dico illeso, ma almeno "vivo".

Il BB è stanchissimo e il corpo di Sam è al limite della sopportazione. Ma la priorità è riconnettere la rete chirale del Parco Eolico così da poter visualizzare gli avvisi e le strutture degli altri giocatori. Oltre ovviamente a poter proseguire nell'arco narrativo del gioco e ottenere nuove utilissime attrezzature, come il generatore, che ci permetterà di ricaricare la moto elettrica! E il garage, che ci permetterà di conservarla senza correre il rischio di distruggerla, al riparo dalla cronopioggia.

Adesso posso anche accedere alle "Consegne Standard", ovvero le "missioni secondarie" di Death Stranding. Ma se dovessi avere problemi durante il tragitto a causa del terreno o del peso eccessivo, posso "Affidare il carico" a un altro giocatore. Non solo, posso fare richiesta di provviste, oppure donare a mia volta provviste ad altri che ne richieste a loro volta.

Bzzz... è Deadman: «Dopo aver disperso un campione vaporizzato del tuo sangue nel territorio delle CA la loro attività si è ridotta. Sembra che i fluidi corporei dei riemersi siano un repellente per le CA. Mama sta sviluppando un'arma per verificare questa teoria. Quando sarà pronta, vorremmo che lo collaudassi». Non vedo l'ora amico mio!

Qualche minuto di riposo con in braccio il BB per recuperare le energie necessarie al viaggio di ritorno, e poi di nuovo in marcia: facendo la pipì su un grosso fungo 'creato' da un altro giocatore, lasciando qualche cartello di avvertimento, costruendo qualche struttura e raccogliendo un po' di pacchi smarriti in giro. Ah, l'ossitocina. Che bella sensazione.

Ritornati al centro logistico, prima di riposare nella stanza privata, dobbiamo piantare un bel generatore accanto alla moto e ricaricarla a sufficienza per renderla operativa. Bastano pochi istanti e poi... Brooom! Brooom!

Che voglia di scorrazzare in giro per il mondo.

Ma per ora è meglio parcheggiarla nel garage. È stata una dura giornata di lavoro.


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