Google Stadia: paure e prospettive

Google Stadia: specifiche

Diavolo o Acqua Santa? 4K e 60 fps in streaming. La fine delle console è davvero vicina?

Google Stadia, la nuova piattaforma gaming di Google, permetterà di videogiocare a 4K e 60 fps sulla base di una potentissima infrastruttura Cloud capace di erogare 10,7 TFLOP. Niente male considerando che PS4 Pro si ferma a 4.2 TFLOP e Xbox One X a 6.0.

La cosa bella, è che non bisognerà aggiornare o acquistare una console, perché: non c'è nessuna console da poter acquistare. Non solo: si potrà avere accesso istantaneo a qualsiasi gioco semplicemente cliccando un tasto "Gioca". Senza scaricare nulla, senza configurare nulla, senza alcuna schermata di caricamento. Tutto totalmente integrato con Google Chrome e YouTube. Del resto, per guardare Netflix mica devi comprare una TV marchiata Netflix? Da domani, allo stesso modo, basterà comprare una smart TV, aprire Stadia e giocare, senza possedere dispositivi aggiuntivi.

Significa che le console sono definitivamente morte?

Le console sono morte, lunga vita alle console

Morte, forse, è una parola davvero grossa. Per 2 motivi.

In primo luogo: anche il DVD, i CD, vinili e i vecchi cabinati da sala giochi sono morti... Eppure sono ancora tra noi. La parola morte, in questi casi, non è sinonimo di "scomparire", anche perché il mercato del vintage non muore mai. Significa che si sta concretizzando un previsto, prevedibile e inevitabile declino del formato fisico e del legame, fino pochi anni fa considerato imprescindibile, tra l'hardware (le console) e il software (i videogiochi).

Digitale vs Fisico

In secondo luogo: siamo ancora in un periodo di transizione che potrebbe essere anche piuttosto lungo. Per questo le "vecchie" console continueranno ad esistere ancora per almeno un'altra generazione. Non solo perché per far girare i giochi in streaming serve una connessione abbastanza performante (Almeno 25Mbps per il 1080p a 60 fps), ma anche perché c'è un problema che affligge da sempre queste soluzioni, per esempio il cloud di NVidia: l'input-lag, il ritardo tra un'azione (premere un tasto sul controller) e la reazione concretizzata sullo schermo. Anche se Google pare sia riuscita ad attenuare il problema.

Specifiche Tecniche di Stadia

Google, insieme ad AMD, ha sviluppato una nuova GPU appositamente progettata per lo streaming che sarà presente nei datacenter di Google con tecnologia Stadia. Coi suoi 16GB di memoria HBM2 con una banda passante di ben 484GB/s system wide, ovvero disponibile sia per la GPU che per la CPU.

Google Stadia: specifiche tecniche

Inoltre, è stato realizzato un controller totalmente nuovo, che si connetterà direttamente ai datacenter Stadia per alleviare ulteriormente il su citato problema dell'input-lag. A ogni modo sarà possibile utilizzare Stadia con gli altri controller in nostro possesso.

Google Stadia: controller

PlayStation e Xbox che fine faranno?

Sony e PlayStation sono ancora sinonimo di console per il pubblico di massa. Inoltre, Sony è rimasta nettamente indietro sul versante streaming. Basta pensare a PlayStation Now, disponibile da pochissimo in Italia, che in luce della presentazione di Stadia sembra quasi un ferrovecchio. Sony ha il suo pubblico, il suo mercato e le sue esclusive su cui puntare in attesa di recuperare il terreno perduto, per questo non ha alcun interesse ad accelerare il processo messo in moto da Nvidia prima e AMD con Google oggi.

E Microsoft? Già, perché pur essendo stata presa in contropiede da Google, Microsoft lavora da anni a un'infrastruttura Cloud per lo Streaming dei videogiochi con il suo project xCloud basato su Azure che verrà molto presto presentato al grande pubblico. Microsoft sarà l'altro grande protagonista di quest'ennesima rivoluzione del mondo dei videogiochi.

Ma c'è un altro competitor che possiamo scorgere all'orizzonte. Si fanno infatti sempre più insistenti le voci della della discesa in campo nel settore gaming da parte di Amazon con la sua infrastruttura AWS.

E il PC gaming? Non morirà di certo, potete stare tranquilli. Per quanto possa essere pratico e performante lo streaming: chi vuole raggiungere la massima risoluzione possibile, i massimi dettagli e il massimo fotorealismo, o la la massima reattività dei comandi nelle partite competitive, avrà bisogno sempre del PC.

In fondo, Stadia non è altro che un Datacenter di "computer" collegati tra loro in rete, no? Eh no, non proprio. Questo ci porta ai veri motivi per cui Stadia potrebbe essere più rivoluzionario di come appare, tanto da poter sconvolgere nelle fondamenta l'esperienza videoludica per come la conosciamo oggi.

Prospettive per il futuro

La cosa che dovrebbe davvero sorprenderci, non è tanto il fatto che Google abbia presentato un'infrastruttura totalmente basata su Cloud e Streaming. Come abbiamo visto, quel solco era già stato scavato da tempo. La cosa davvero interessante è notare quanto sia marcata e profonda l'integrazione tra il Datacenter e le piattaforme di condivisione e creazione di contenuti relativi ai videogiochi.

Google Stadia: datacenter

Stadia, infatti, è un'infrastruttura "totale", che non comprende soltanto il Cloud Gaming, ma anche un'integrazione radicale con uno dei pilastri dell'intera "community del videogioco": YouTube. Questo potrebbe portare alla realizzazione di tipologie di gameplay e interazioni con la community che prima era difficile anche soltanto immaginare.

Stiamo parlando, innanzitutto, della nuova funzione State Share, che permette ai giocatori di condividere, non solo dei momenti nel gioco, ma l'intero "stato del gioco" in un esatto momento. Una sorta di "salvataggio al volo" da condividere come oggi condividiamo una foto o un link su Facebook. Basta inviarlo a un amico o pubblicarlo sulla rete e, con un click, chiunque può accedere al gioco e continuare a giocare, con quello specifico personaggio, quelle specifiche abilità, quello specifico inventario e in quello specifico punto del gioco.

Google Stadia: State Share

Nuove esperienze di gameplay potrebbero permettere ai giocatori di entrare direttamente in una scena di gioco, magari con certe condizioni atmosferiche o certe suggestioni che potremo contemplare e vivere, non più soltanto sottoforma di fotografia o video da guardare su YouTube, ma entrandovi in prima persona, potendoci muovere direttamente all'interno di quello scenario, di quel pianeta o di quell'universo di gioco.

Un nuovo "formato" di condivisione che potrebbe trasformarsi in un laboratorio di sperimentazione per gli sviluppatori, in particolare gli sviluppatori indie. Le possibilità sono tantissime: pensate a come potrebbe essere manipolata per essere usata, non soltanto come funzione "aggiuntiva", ma integrata direttamente come caratteristica di un gameplay.

Stesso discorso per un'altra delle novità più interessanti: la possibilità di sfidare altre persone, o di chiedere aiuto per affrontare livelli o boss particolarmente ostici, semplicemente inviando un link su Facebook o Whatsapp, attraverso il quale chiunque può unirsi alla partita in corso, da qualsiasi dispositivo.

Il veterano dell'industria Dylan Cuthbert, sviluppatore di Star Fox e fondatore di Q-Games, sta già lavorando a un gioco totalmente incentrato su questa funzione. Pensate alle possibilità! Anche in questo caso, sorprendente è sembrata l'integrazione mostrata da Google con YouTube, che con apposite funzioni permetterà ai creator di interagire e giocare coi propri follower in diretta.

Questo aprirà quasi certamente a nuovi sistemi di monetizzazione e partnership tra YouTube, YouTuber e sviluppatori, con tutti i pro e i contro che questo scenario lascia presagire.

Paure e dubbi

Non sono tutte rose e fiori. Stiamo pur sempre parlando di Google. Ma chi è Google? Google è il primo motore di ricerca al mondo. Ma è anche "Android", che rappresenta il 90% market share dei dispositivi mobile. Ed è YouTube, la prima piattaforma di condivisione video al mondo. Ciò significa, come abbiamo accennato, che può instaurare con estrema facilità partnership con sviluppatori, creator e youtuber più influenti.

Il pericolo di un possibile monopolio non è poi così lontano. Phil Harrison, Vice Presidente e General Manager di Google, lo ha fatto presente più volte durante la presentazione. Stadia è un'infrastruttura che «solo Google è capace di offrire».

Google è la stessa compagnia che, quando ha deciso di lanciare il suo browser web: Chrome, aveva lo 0% del mercato. Mettendo un link sulla sua homepage, una homepage da 60 miliardi di accessi. Ripeto: 60 miliardi di accessi al mese, è riuscito a imporsi in pochi anni come browser più popolare. Recentemente, proprio Microsoft ha dichiarato di aver dismesso lo sviluppo del suo browser Edge per passare al motore Chromium di Google, consegnando alla compagnia di Mountain View un monopolio de-facto della tecnologia che permette di accedere al "web", con il solo Firefox di Mozilla a viaggiare in direzione ostinata e contraria.

Inoltre, la storia di Google è costellata anche da molti fallimenti. Per esempio ha fallito con Google+. C'è una sostanziale differenza però: Google+ è arrivato tardi contro un leader di mercato potente, rivoluzionario e già ben affermato in quello specifico settore dei social network generalisti: Facebook.

Quando scendi in campo contro un leader di mercato, per avere una speranza di competere, devi presentare qualche cosa di differente, che stimola e incuriosisce una determinata nicchia di pubblico. Oppure, in alternativa, devi essere talmente innovativo e rivoluzionario da mettere tutti gli altri nelle condizioni di doverti inseguire. Google, con Stadia, sta tentando di fare esattamente questo. Arriva con un'infrastruttura incredibile, entrando a gamba tesa in un settore, quello del Cloud Gaming, ancora tutto da esplorare e senza ancora un leader di mercato affermato.

Stadia, prima che un "Netflix dei videogiochi" è una vera e propria infrastruttura: Hardware e Software, che permette di "ampliare" l'esperienza di gioco per come la conosciamo oggi.

Dalla console war alla service war

Non è un caso se negli ultimi anni Microsoft ha portato a casa Mixer e Amazon ha acquisito Twitch, la più grande piattaforma di live streaming al mondo. La battaglia del "settore dei videogiochi", inteso come industria dell'intrattenimento a 360°, si svolge anche su quel campi da gioco. Campi che i videogiochi, più di ogni altro medium in assoluto, hanno saputo abbracciare e colonizzare: social network e new media. Il solo streaming è un mercato che vale oltre 5 miliardi di dollari con previsioni di crescita costanti.

Presto, potremmo vivere grandi movimenti tellurici dell'industria dei videogiochi. Così come in passato abbiamo assistito all'uscita forzata dalla scena di Atari prima e Sega poi, dopo l'entrata in scena di Sony con PlayStation, così potremmo dover assistere al declino inesorabile di quelli che oggi consideriamo pilastri dell'industria: Sony e Nintendo. Certo, oggi sono ancora forti, con le loro piattaforme e le loro esclusive che fanno presa su un certo tipo di pubblico, ma che sul versante infrastrutturale sono rimaste indietro ai nuovi attori che stanno emergendo.

Il prossimo futuro potrebbe riservarci un nuovo Triello: Google, Microsoft e Amazon. Guarda caso, le tre maggiori compagnie tecnologiche attualmente sulla piazza.

Dalla Console War alla Service War. War never changes.

Riusciranno Sony e Nintendo a competere con questi giganti? Solo il tempo potrà dircelo.

Un altro scenario da non sottovalutare è che l'accorpamento sempre più profondo tra social network, streaming e videogiochi, possa portare piano piano, non alla scomparsa, ma a una sorta di liquefazione delle attuali esperienze "single player", parliamoci chiaro: quelle migliori oggi a disposizione, a favore di un multiplayer sfrenato e "socialnetworkizzato", guidato da avidi sviluppatori, influencer e youtuber che puntano alla quantità piuttosto che alla qualità.

Una spiacevole e deprecabile volgarizzazione del videogioco. Una repentina accelerazione ed esasperata ricerca "dell'immediatezza" del medium videoludico che andrebbe piuttosto goduto e vissuto con calma, con trasporto emotivo e lontano dal rumor" a volte assordante dei social network e dello streaming.

Conclusioni

In fin dei conti, siamo noi videogiocatori ad avere il controllo. Possiamo e dobbiamo far valere le nostre ragioni, boicottando e criticando tutto ciò che fa male a noi e ai nostri amati videogiochi. Senza demonizzare ogni cosa solo perché siamo angosciati da ciò che "potrebbe" accadere. Prendendoci, con un bel sorriso sulle labbra, tutto il bello che c'è da prendere da questi nuovi e sorprendenti strumenti tecnologici.

Anche perché, seppure sia stato solo accennato all'inizio presentazione: tra Goole e Stadia c'è DeepMind, la divisione sull'intelligenza artificiale di Google che ha dato alla luce AlphaGo, l'IA che è riuscita a battere i più grandi campioni umani di Go. Un gioco di strategia talmente complesso che prima, si pensava fosse impossibile che un umano potesse essere battuto da un computer. E più recentemente, con AlphaStar, è riuscita a battere i migliori team professionisti di giocatori umani nel videogioco di strategia StarCraft II.

Immaginate dove potrebbe arrivare l'intelligenza artificale dei videogiochi nel prossimo futuro, dando in pasto a DeepMind tale immensa e sterminata mole di dati su videogiochi e videogiocatori fornita da Stadia (Privacy Alert trigger).

Senza ovviamente dimenticare l'insegnamento di Michel Ancel, creatore di Rayman e Beyond Good & Evil, sul rapporto tra intelligenza artificiale e videogiochi:

"Il ritmo è la cosa più importante dei videogiochi. Ciò che è generato dalla macchina è troppo freddo: la tecnologia non deve sostituire gli artisti, deve essere al loro servizio".