La dipendenza da videogiochi è una patologia mentale riconosciuta dall'OMS

OMS bandiera

I pareri degli esperti sono discordanti. "Il problema esiste e va affrontato", ma "pericoloso trattarlo come una patologia, si apre vaso di pandora".

Il cosiddetto "Gaming disorder" è stato inserito nel capitolo sulle patologie mentali della Classificazione ICD (International Classification of Diseases) dalla Organizzazione Mondiale della sanità (OMS). L'ICD è un documento standard di classificazione per gli studi statistici ed epidemiologici, usato come strumento internazionale per gestire la salute pubblica. Anche se non si tratta ancora della versione definitiva del documento, la notizia ha subito innescato un'accesa discussione in tutto il mondo.

Ma fate attenzione a ciò che leggete in giro sull'argomento, perché non sono "i videogiochi" a essere nocivi in quanto tali, anzi, numerosi studi scientifici e comportamentali hanno accertato gli effetti benefici dei videogiochi sul cervello, come la stimolazione della memoria e del pensiero induttivo, una migliorata capacità di calcolo e d'elaborazione di strategie vincenti, nonché un accrescimento della coordinazione oculo-motoria. A essere in procinto di essere classificato come un vero e proprio disordine psicologico è l'atteggiamento oltremodo compulsivo nei confronti del gioco.

La dottoressa Joan Harvey della British Psychological Society ha infatti specificato: "Si tratta di capire che non stiamo accusando ogni ragazzo che trascorre ore nella sua stanza a videogiocare di essere tossicodipendente, altrimenti i medici sarebbero inondati di richieste di aiuto". La dipendenza dal gioco va identificata in "comportamenti ricorrenti che prendono il sopravvento su ogni altro interesse della vita".

South Park, dipendenza dai videogiochi

Esistono infatti casi davvero gravi, e appunto patologici, nei quali i genitori restano sconvolti nel vedere i loro figli abbandonare la scuola e ogni altro tipo di rapporto sociale. Per chi se lo stesse chiedendo, simili atteggiamenti sono riscontrabili anche nella visione compulsiva di film, serie e programmi TV: la cosiddetta teledipendenza.

Questi tipi di comportamenti sono da tempo un controverso tema di discussione da parte di psicologi e psichiatri e, nel caso videoludico, riguardano in particolare il multiplayer online. Questo perché, anche quando non sussista l'aspetto finanziario, come invece accade in maniera evidente coi giochi d'azzardo come lotterie e videopoker, nei videogiochi i punteggi e i loot fungono da ricompensa psicologica tanto quanto i premi in denaro.

"Gli studi suggeriscono che alcuni individui si immergono nel gioco online così profondamente da innescare nel loro cervello lo stesso meccanismo che sviluppa un qualsiasi tossicodipendente o giocatore d'azzardo", ha affermato Henrietta Bowden-Jones della Britain’s Royal College of Psychiatrists.

Shekhar Saxena, direttore del dipartimento dei disordini mentali dell'OMS ha specificato che "le persone affette dal disturbo di gaming compulsivo potrebbero essere dal 2% al 3% dei videogiocatori. Per questo è bene che i genitori siano consapevoli dell'esistenza di un problema potenzialmente molto pericoloso".

PC Gaming, videogiochi online

A ogni modo esistono anche pareri contrari, come quello del dottor Anthony Bean, psichiatra e direttore esecutivo di Telos Project: "Mi sembra un po' prematuro trattare questo comportamento come una diagnosi. Da medico e ricercatore, ho conosciuto persone che credevano di essere dipendenti dai videogiochi, mentre in realtà li usavano come meccanismo per combattere ansia e depressione". In pratica, il gaming compulsivo potrebbe essere soltanto un disturbo secondario associabile a una diagnosi primaria di ansia e depressione: "Quando l'ansia e la depressione vengono affrontate, il gaming si attenua in modo significativo", ha affermato Bean, lasciando intendere che la percentuale di persone affette da questo tipo di disordine possa essere inferiore alle stime.

Bean specifica che non si tratta di affermare che non esistano disordini causati dai videogiochi, ma che trattare la questione come una "diagnosi" possibile apre un vaso di pandora in cui tutto può essere definito come una malattia: "Guardare troppo calcio in TV, o fare troppe ricerche sulla rete, potrebbero essere considerate dipendenze se i professionisti della salute mentale non insistono su uno studio più rigoroso del problema".

Anche l'ESA (Entertainment Software Association) lancia un avvertimento: "Gli esperti di tutto il mondo chiedono cautela sull'inserimento della dipendenza da videogiochi nel documento finale ICD-11. Le ricerche a supporto sono altamente contestate e inconcludenti. Non esistendo prove mediche oggettive, tale definizione potrebbe portare a un'errata diagnosi di reali patologie mentali".