Alla ricerca della tecnologia perduta @ Diario del Capitano #4

Grattacielo futuristico

"Wake up captain!"

Sono le 9:30. La sveglia suona e dopo averla disattivata mi lascio ricadere all'indietro, sul letto, sogghignando malignamente come Kira di Death Note un attimo dopo aver elaborato un diabolico e apparentemente infallibile piano per stanare Elle, il suo acerrimo nemico. Questo è il primo giorno della mia nuova vita senza tecnologia, perlomeno senza TV, computer e internet. Già, perché in un primo momento avevo pensato di fare a meno anche del cellulare, ma sarebbe stato estremo, estraniante: "Tanto il cellulare, senza rete 4G, verrà usato solo per le telefonate".

Mi preparo ed esco di casa, ho parecchie commissioni da fare. La giornata procede tranquilla e serena, ma quando alla sera rientro, dopo essermi rifocillato, mi accorgo che c'è qualcosa che non va: "Non ho idea di cosa sia accaduto oggi...", le notizie delle quali mi nutro di giorno in giorno: attualità, politica, musica, cinema, le ricavo tutte dalla rete. "Domani acquisterò un quotidiano e...", ma i quotidiani non danno tutte le notizie che mi servono, per esempio sui videogiochi. E non sarebbero in tempo reale. Dovrei acquistare anche mensili, tematici, approfondimenti, praticamente svaligiare l'edicola. Accidenti. "Aahaa! Dimenticavo che c'è il Kindle con decine di libri caricati e ho ancora da legg...", ma il Kindle è uno strumento tecnologico.

Comincio a meditare, a ragionare prematuramente tra me e me di possibili compromessi: "Potrei ridurre le privazioni e fare a meno soltanto di computer e internet. Ricaverò le news da TV e giornali. E per quanto riguarda il Kindle... perché dovrei privarmene? In fondo cosa cambia?". Mi rendo conto che è passato almeno un decennio da quando lessi il mio primo ebook e, contestualmente, cominciai a liberarmi di tutti i vecchi libri di carta. Comincio a tirar fuori mentalmente tutte le vecchie, solide e collaudate argomentazioni contro chi demonizza gli ebook preferendo la carta: "Scherzi? Decine di migliaia di pagine che peserebbero tonnellate, con possibilità di inserire infinite note e segnalibri. Tutto sempre in tasca e a portata di mano. E non puoi rompere o perdere niente perché è tutto sincronizzato sul cloud. Costano meno e sono più pratici, non c'è paragone". Funziona, ha sempre funzionato. L'unica contro-argomentazione a favore dei libri è sempre la stessa, solita, mielosa litania: "Ma la carta ha un altro odore, un'altra sensazione tra le mani". Sogghigno un attimo prima di cadere in un sonno profondo e senza sogni.

"The Matrix has you"

Sono sveglio, fermo di fronte al lavandino. Sgrano gli occhi e apro il rubinetto, lentamente, con lo sguardo perso nel flusso d'acqua e dei pensieri: "Dovrei scrivere qualche appunto su queste giornate. Dopo accendo il compu...", ma il computer è uno strumento tecnologico. Mentre faccio colazione mi rendo conto che i reminder degli appuntamenti e delle cose da fare, nonché tutti i documenti e gli appunti, o sono bloccati sul PC o sincronizzati sulla rete. "Ci vuole un po' di musica...", ma tutta la mia musica è digitalizzata in formato .flac lossless e l'impianto audio è collegato al PC. Metto su "Operation: Mindcrime" dei Queensryche, uno dei pochi dischi sacri rimasti ancora nella collezione fisica.

"I used to trust the media to tell me the truth, tell us the truth. But now I've seen the payoffs everywhere I look. Who do you trust when everyone's a crook?"
― Queensryche - Revolution Calling, 1988

Comincio a sudare freddo. "Sono un truffatore?". Il bisogno del PC cresce dentro me, sempre di più, sempre di più. "In fondo utilizzare il PC senza internet è come utilizzare una macchina da scrivere. È solo più pratico, più veloce, più funzionale di una macchina da scrivere. L'esperimento può riguardare solo la privazione di internet". Sì, funziona bene anche così. Senza rete si può vivere tranquillamente, cosa potrebbe mai andare storto?

Me ne accorgo subito, non appena mi rendo conto che trovare qualsiasi tipo di informazione banale, di solito accessibile con una semplice ricerca su Google, è diventato un incubo. Sono in negozio e devo acquistare un nuovo microonde: "È un buon prezzo? Quali altri modelli ci sono? Quanto costerà su Amazon?". Ho bisogno di un cavo USB lungo 10 metri: "Dove posso trovarlo? Esistono in commercio? Posso crimparli?". Mentre cerco disperatamente di ricordare come facevo a trovare un semplice numero di telefono prima della internet-dipendenza, mi rendo conto di non poter vedere video, recensioni, confronti, opinioni o commenti su nessun prodotto. Diamine, non posso neanche controllare il saldo della carta o della banca senza dovermi recare in filiale.

"Aspetta, quand'è che usciva Mass Effect Andromeda in Italia?". Non ricordo. Marzo, sì, ma quale giorno? Su Origin o Steam non posso entrare. Sì, potrei chiamare in negozio, se solo sapessi come fare a rintracciare il numero di un qualsiasi dannatissimo negozio del mondo.

Più tardi, girovagando da IKEA, in cerca di informazioni su un prodotto in vendita domando: "Come faccio a sapere se questo articolo sarà ancora disponibile tra qualche giorno?". Il commesso risponde: "Puoi controllare in tempo reale sul sito internet". Uno sconsolato "Ah", è l'unico monosillabo che riesco a pronunciare.

Ero stato sconfitto, soltanto che non avevo ancora il coraggio di ammetterlo.

"Follow the white rabbit"

"Venuta meno l'influenza anestetizzante dell'abitudine, mi mettevo a pensare, a sentire cose infinitamente tristi."
― Marcel Proust - Alla ricerca del tempo perduto, 1913-1927

Senza internet il mondo reale sembra rallentato di dieci volte. Non perché non ci sia nulla da fare, ma perché azioni ed eventi che prima davo per scontati, d'improvviso paiono accadere con una dilatazione temporale che m'ero disabituato a percepire. La rete permette di ottenere tutto e subito. Senza rete devi fare almeno uno o due passaggi aggiuntivi per ogni operazione.

Ad esempio: la TV non aiuta, anche perché guardarla implica subire decine di interminabili minuti di pubblicità; e poi ci si lamenta di un banner o di qualche secondo di clip "skippabile" su YouTube. Un domani i colossi del web potrebbero importare simili politiche per i contenuti sulla rete, e allora sì che rimpiangeremo i bei tempi andati.

Segui il coniglio bianco

Intanto le giornate proseguono e sono circondato ovunque da tentazioni: Tim, Tre, Vodafone, Wind. Offerte, offerte, offerte. Giga, giga, giga. Passa con noi di quà, passa con noi di là: il mondo intero a portata di mano; basterebbe entrare in uno di quegli scintillanti e, come mai prima d'ora, seducenti negozi di telefonia, chiedere di attivare un'offerta o una sim, firmare e via: pronto a volare nel cyberspazio.

Ma no, sono duro a morire. "Ora che ho perso la vista ci vedo di più", dico a me stesso ripetendo la frase di Philippe Noiret in "Nuovo Cinema Paradiso" poi ripresa dai Dream Theater nella canzone "Take The Time". Non ci sto a perdere la sfida in maniera tanto eclatante e provo a identificare tutti i vantaggi della mia condizione menomata. Prima di tutto, senza i tanto demonizzati social network, ci sono molte meno distrazioni da aggirare. Sono molto più concentrato su ciò che faccio, su una lettura o ogni altra singola attività. Già, ma ci sono anche molti meno stimoli quotidiani. Le persone che incontro e che sono ancora connesse alla rete sanno "tutto di tutto", mentre io, spaesato e sperduto in un labirinto senza input freschi, sembro un alieno caduto giù da un altro pianeta. Non faccio che ripetere: "Ah sì?".

Ma c'è altro: ho letto molto più del solito! No, in realtà non ho letto di più, ho solo letto molti più libri rispetto a notizie o altra roba "semi-casuale" trovata in giro sulla rete.

E poi... nulla. Possibile? Ed è proprio in quel momento che mi rendo conto dell'inevitabile risposta che, in verità, conoscevo già da sempre. Scendo. Mi dirigo verso il più vicino negozio di telefonia. Dissolvenza. Quando esco dal negozio, in tasca ho una nuova SIM con offerta 4G inclusa.

Conosci te stesso e conoscerai l'universo

Mentre scaccio via da me il pensiero di scadere nella retorica un po' banale del: "è uno strumento e dipende da come lo usi", rifletto sulla mia esperienza e su quello che mi ha lasciato. Mi rendo conto che una cosa è predicare e tutt'altro è agire concretamente nel quotidiano.

Sulle onde della società tecnologica

Sulle onde della società soffriamo il naufragio più grande; e questo di cui vi ho parlato è il naufragio da una società che si è fatta mondo tecnologico. Una società (e per società intendo ovviamente "società occidentale") che facilmente critica sé stessa nel suo astratto, mentre troppo poco sa criticare sé stesso il singolo individuo, mattone di una struttura piramidale che può erigersi soltanto se la sua base è abbastanza larga e solida da sostenere il peso di chi si trova sulla cima. Questi ultimi, se vogliono sopravvivere, devono rispettare e nutrire quelli che si trovano in basso e sono disposti, più o meno consapevolmente, a sostenere il pesante fardello dell'esistenza. Bisogna capire che un cedimento della base causerebbe il rovinoso crollo dell'intera struttura.

La tecnologia ci ha consegnato le chiavi della conoscenza ma siamo noi a doverla utilizzare in modo appropriato, senza sregolatezze ed eccessi che la trasformerebbero in un veleno. Siamo ancora troppo inconsapevoli dell'immensa forza salvifica o distruttiva che abbiamo tra le mani, come bambini piccoli che girano in casa correndo e agitando velocemente per aria degli affilati bisturi da chirurgo. Dobbiamo imparare a gestire la responsabilità di questa "forza" trovando un equilibrio tra noi stessi e il nostro modo di usare i mezzi tecnologici. L'automobile non dev'essere una scusa per non camminare, così come internet non dev'essere una scusa per procrastinare o distrarsi in continuazione. Anch'io, che pure vado predicando a destra e manca, c'ero miserabilmente caduto, seppure in modo limitato.

Scienza e tecnologia danno forza all'individuo rendendo accessibile ciò che prima era inarrivabile. Rendendo possibile l'impossibile. Rendendo, come diretta conseguenza, le intere fondamenta della società più solide. Ciò accade, ripeto, che vi sia consapevolezza o meno; ma visto che "il sonno della ragione genera mostri" (Francisco Goya) e "chi lotta con i mostri deve stare attento a non diventare egli stesso un mostro" (Friedrich Nietzsche), il necessario è divenire consapevoli di chi siamo, del potere che abbiamo e della responsabilità che ne deriva.

Accendiamo pure smartphone e internet, ma ricordiamo di tenere acceso anche il cervello.